P e d r a i l

"se c'è una birra al traguardo aspettate a darmi per disperso…"

Proai-Golem (2018)

Ho rispettato i cancelli orari, non sono arrivato ultimo, ma soprattutto sono arrivato vivo, in condizioni pietose ma ancora in grado di mettermi in posa per una foto ricordo. Grande organizzazione, grande fatica, grande tifo anche per gli ultimi e quindi grande gioia al traguardo.
Poi mi sono ricordato che dovevo ancora fare più di 10Km in discesa per fare una doccia e ho avuto come un mancamento 🙂

APPUNTI DI VIAGGIO 

Ritrovo in P.zza Portici a Provaglio d’Iseo nell’entusiasmo generale dei partecipanti, dei tifosi e dei residenti. Qualche ansia personale dovuta a piccoli disturbi di pancia, irrisolti nonostante una visita alla toilette di un Bar vicino.

Start come da programma, mi aggrego al gruppo di coda con molta calma, godendo il tifo lungo le prime svolte fino alla prima salita verso il “Pian delle Viti” che affronto camminando a buon passo data la pendenza.

Prevedibile collo di bottiglia subito dopo la “Madonna del Corno” dove si abbandona la mulattiera per il sentiero (segnalato) sulla destra con salita verso il “Monte Cognolo”: ottimo per i tartarunner come me per tirare il fiato e godere dei primi scorsi sul lago. Arrivato in cima mi lancio in una irrazionale discesa fino ai “pollai” per cercare di guadagnare minuti e rispettare i primi cancelli (cazzata, ora lo so).

Corricchio fino all’imboccatura della statale per Polaveno, poi proseguo camminando sull’asfalto (che non amo) fino alla ripresa del sentiero sulla sinistra, proseguo di buon passo sulla prima salita fino al primo bivio dove il percorso spiana e riprendo la corsa nel bellissimo bosco fino alla località “Pardo”. Breve salita e a seguire altro tratto orribile prima della discesa troppo ripida per le mie articolazioni che porta sotto “Nistisino”. Nuova salita impegnativa fino al borghetto (camminata) e poi di corsa cercando di tagliare in tempo il traguardo del primo cancello in località “Noemi” sulla strada per Santa Maria del Giogo. Arrivo con buon anticipo (grazie alla discesa ardita dal Cognolo) e mi illudo che le cose si mettano per il meglio.

Proseguo con la corsa su una piacevole mulattiera nel bosco fino in località “Dazze” per poi inchiodarmi sul breve sentiero in salita che porta verso la trattoria “Pastina”. Devo chiedere ad un gruppetto di passaggio dell’acqua nonostante il ristoro sia vicino per anticipare una possibile crisi.

Dopo il ristoro riprendo la corsa fino al mio (e di tutti voglio credere) incubo peggiore: la famigerata salita verso la “Forcella di Sale”. Qui si deciderà se riuscirò a centrare il secondo e più importante (per me) cancello di “Croce di Marone”. Metto le ridotte e salgo un passo alla volta. A metà salita accolgo come un angelo un tifoso che mi offre dell’acqua fresca, alla forcella penso di vedere nostro signore dietro il banchetto del ristoro. Controllo il tempo: forse posso farcela.

Mi avvio alternando corsa e camminata veloce verso “Croce di Marone” con un certo ottimismo, ma mi accorgo che la memoria mi ha giocato un brutto scherzo e proprio quando pensavo di vedere il controllo dietro una svolta mi accorgo che mancano ancora un paio di Km. Mancano circa 15 minuti al cancello e sto viaggiando a circa 9 minuti/km. Mi prende lo sconforto. Decido di dare il massimo senza guardare l’orologio. Un arcangelo  appare all’ultima svolta e mi assicura che posso farcela. Stringo i denti. Sono salvo per 20 secondi.

Anche se da qui fino al “Guglielmo” sarà un calvario (perché ormai sono cotto e riesco solo a camminare, perché inizio ad incontrare gli atleti di ritorno con la medaglia al collo, perché vengo superato e incitato da una nonna di circa 70 anni...) sono felice e spinto dalla certezza che ormai l’arrivo lo taglierò, eventualmente con annessa squalifica per “fuori tempo  massimo”, e potrò chiamare moglie e figli per dire che ce l’ho fatta. Inizio la salita, senza fretta e senza fare calcoli.

All’ultima malga prima del traguardo (base per il cambio/massaggio/ristoro finale post-traguardo prima di scendere a Zone per le docce) sono stremato e senza più energie e ho la tentazione di mollare. Ma il traguardo è in vista e vedo che ho ancora qualche minuto. Cerco di spremere le ultime energie, approfitto di una pausa a metà del muro finale per una foto ricordo, e poi dò tutto quel che mi resta negli ultimi 500 mt.

Sentire lo speaker (Dio lo benedica) annunciare il mio arrivo e incitarmi per gli ultimi metri mi ha onestamente emozionato (e avrei limonato l’addetto al rilievo dei tempi che mi ha inserito in classifica nonostante fossi fuori di circa 30 secondi – altri 4-5 arriveranno dopo di me, una settantina se non erro i ritirati).

Chiedo una coperta termica, bevo qualcosa, addento un paio di biscotti e stramazzo su una panca… poi chiamo mia moglie e sfogo l’emozione di avercela fatta.

Commento finale: rispetto alle altre gare che ho fatto questa è la prima dove i requisiti erano medio-alti e il filtro molto selettivo (e infatti ho seriamente rischiato la squalifica), ma è stata una tappa importante per capire se voglio fare un salto di qualità e alzare l’asticella o no… scoprirete presto cosa ho deciso 😉

 

Relive ‘Proai Golem 2018’